Guida clinica
Spina calcaneare: come antinfiammatori e terapia possono aiutarti
Ti svegli la mattina e quando appoggi il piede per terra... BAM! Una fitta terribile al tallone che ti fa quasi cadere. Suona familiare? Bene, allora probabilmente hai già fatto conoscenza con quella simpatica ospite chiamata spina calcaneare.
A cura del Dr. Luigi ManziAggiornato il
Ti svegli la mattina e quando appoggi il piede per terra... BAM! Una fitta terribile al tallone che ti fa quasi cadere. Suona familiare? Bene, allora probabilmente hai già fatto conoscenza con quella simpatica ospite chiamata spina calcaneare.
Nel mio studio ne vedo almeno tre o quattro alla settimana. E la prima domanda che mi fanno tutti? "Dottore, cosa posso prendere per questo dolore?". Ecco, oggi voglio parlarti proprio di questo: come gli antinfiammatori possono davvero aiutarti e quando utilizzarli al meglio.
Cos'è questa benedetta spina calcaneare?

Allora, immagina il tuo tallone come una bella collina. Ora, per vari motivi che ti spiegherò tra poco, in questa collina cresce uno sperone osseo - letteralmente un piccolo chiodo che sporge dall'osso del calcagno. Ecco cos'è la spina calcaneare.
Ma attenzione. C'è una cosa che molti non sanno: non sempre la spina fa male. Ho visto pazienti con spine enormi nelle radiografie che non sentono assolutamente nulla. E altri con spine piccolissime che invece soffrono come pazzi. Perché succede questo?
Il dolore non arriva tanto dalla spina in sé, quanto dall'infiammazione dei tessuti molli circostanti. La fascia plantare, per intenderci - quella "corda" che unisce il tallone alle dita del piede - si infiamma e ti regala quel dolore lancinante tipico della mattina.
Perché viene questa roba?

Le cause sono tante, davvero tante. Prima di tutto l'età: dopo i 40 anni il nostro corpo inizia a "protestare" un po' di più, e il piede non fa eccezione. Poi c'è il peso: ogni chilo in più sono circa 4 chili di pressione aggiuntiva sul tallone quando cammini. Fai tu i conti.
Ma non è solo questione di età e peso. Ho visto arrivare runner ventenni con spine calcaneari dopo aver esagerato con gli allenamenti. O persone che stanno in piedi tutto il giorno per lavoro. Anche il tipo di piede conta: quelli piatti o quelli troppo cavati sono più a rischio.
A dire il vero, spesso è un insieme di fattori che si sommano. Il paziente tipo che vedo? Quarantacinque anni, qualche chilo di troppo, scarpe sbagliate e magari ha iniziato a correre dopo anni di sedentarietà. Boom: spina calcaneare servita.
I sintomi che non ti aspetti
"Dottore, è come se avessi un chiodo nel tallone!" Questa è la frase che sento più spesso. Il dolore è tipicamente al mattino. Ti alzi dal letto, appoggi il piede e... oddio che male! Poi, dopo qualche passo, migliora. Perché? Durante la notte la fascia plantare si "accorcia" e al primo appoggio si stira bruscamente.
Ma non è solo il dolore mattutino. C'è anche quello dopo essere stati seduti a lungo - il famoso "dolore da alzata dalla sedia". E poi c'è quel fastidio sordo che può accompagnarti per tutta la giornata, soprattutto se stai molto in piedi.
Alcuni pazienti mi descrivono anche una sensazione di bruciore o di "elettricità" che parte dal tallone. Altri invece parlano di rigidità generale del piede.
Come faccio la diagnosi

Prima di tutto, parto sempre dall'anamnesi. Ti chiedo quando fa male, come fa male, cosa lo peggiora e cosa lo migliora. Poi ti visito: premo sul tallone, controllo la flessibilità della caviglia, osservo come cammini.
La radiografia è fondamentale per confermare la presenza della spina, ma ricorda quello che ti dicevo prima: spina presente non significa necessariamente spina dolorosa. A volte chiedo anche un'ecografia per vedere lo stato della fascia plantare - se è ispessita, infiammata, parzialmente lesionata.
In casi particolari, quando ho dubbi diagnostici, posso richiedere una risonanza magnetica. Ma nella maggior parte dei casi, una buona visita e una radiografia bastano per capire cosa sta succedendo.
Gli antinfiammatori: i tuoi alleati contro il dolore

Eccoci al punto che ti interessa di più. Gli antinfiammatori sono davvero efficaci per la spina calcaneare, ma vanno usati con criterio. Non esistono farmaci magici, ma di sicuro possono aiutarti molto.
I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) sono la prima scelta. Ibuprofene, naprossene, diclofenac - questi sono i nomi che senti più spesso. Agiscono riducendo l'infiammazione e quindi il dolore. Il bello è che li puoi prendere sia per bocca che applicare localmente con gel o cerotti.
Per quanto riguarda il dosaggio, ogni caso è diverso. Generalmente parto con dosi moderate per 7-10 giorni, sempre a stomaco pieno per evitare problemi gastrici. Se non bastano, possiamo aumentare gradualmente o cambiare tipo di farmaco.
I corticosteroidi sono un'arma più potente ma da usare con attenzione. Le infiltrazioni di cortisone direttamente nel punto dolente possono dare un sollievo straordinario, ma non si possono ripetere troppo spesso. In bocca li uso solo nei casi più impegnativi e per brevi periodi.
Attenzione agli effetti collaterali. I FANS possono dare problemi di stomaco, specialmente se sei predisposto. I corticosteroidi, se usati a lungo, hanno effetti più complessi. Ecco perché è importante il controllo medico.
Non solo farmaci: le altre armi che abbiamo

Gli antinfiammatori per tallonite sono importanti, ma non sono l'unica soluzione. Anzi, funzionano meglio quando li abbini ad altre terapie.
Il ghiaccio è un antinfiammatorio naturale fantastico. Dieci-quindici minuti più volte al giorno possono fare la differenza. Io consiglio sempre di alternare ghiaccio e riposo nelle fasi acute.
La fisioterapia è fondamentale. Gli esercizi di stretching per la fascia plantare e per il tendine d'Achille sono davvero efficaci. Il fisioterapista ti può insegnare tecniche specifiche e magari aggiungere terapie fisiche come ultrasuoni o onde d'urto.
Le ortesi plantari personalizzate sono un investimento che vale la pena fare. Un buon plantare per spina calcaneare può cambiare completamente la qualità della tua vita, redistribuendo i carichi e scaricando la zona dolorosa.
Quando serve il chirurgo

Nella maggior parte dei casi, con pazienza e terapie conservative si risolve tutto. Ma a volte, dopo mesi di trattamenti senza risultati significativi, bisogna pensare all'intervento chirurgico.
L'operazione consiste nel rilasciare la fascia plantare e, se necessario, rimuovere la spina calcaneare. Si può fare in day hospital, spesso in anestesia locale. Il recupero richiede qualche settimana di prudenza, ma i risultati sono generalmente molto buoni.
Naturalmente, come per ogni intervento, ci sono pro e contro da valutare attentamente caso per caso.
Prevenzione: meglio di qualsiasi cura

Come sempre, prevenire è meglio che curare. Mantieni un peso adeguato - lo so, facile a dirsi. Scegli scarpe giuste: con un po' di tacco (2-3 cm vanno bene), suola ammortizzante e supporto per l'arco plantare.
Se fai sport, aumenta gradualmente l'intensità. Il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi. E non dimenticare mai lo stretching: cinque minuti al giorno possono salvarti mesi di dolore.
SmartHallux: dove possiamo aiutarti

Qui a SmartHallux ci occupiamo specificamente di chirurgia del piede e della caviglia. Il Dr. Luigi Manzi, che ha maturato esperienza specifica in questo campo, segue ogni paziente con un percorso personalizzato usando le tecniche più moderne.
Il team di SmartHallux si occupa di patologie come l’alluce valgo, il neuroma di Morton e altre deformità che causano dolori ai piedi. Fornendo supporto completo durante tutto il percorso terapeutico, SmartHallux può essere una scelta vincente per ottenere un trattamento efficace e mirato alle tue necessità, prenota ora (si apre in una nuova scheda) la tua visita specialistica con il team di SmartHallux.
Domande che mi fate spesso
Dottore, quali farmaci antinfiammatori per tallonite sono più efficaci?
Non esiste una risposta universale. Dipende da te: la tua età, eventuali altri problemi di salute, farmaci che già prendi. Generalmente parto con ibuprofene o naprossene, ma può essere che per te funzioni meglio il diclofenac. L'importante è iniziare e vedere come rispondi.
Quanto tempo ci vuole per guarire?
Ecco la domanda da un milione di dollari! Di solito vedo miglioramenti significativi in 2-3 mesi con terapie conservative. Alcuni pazienti stanno meglio in poche settimane, altri ci mettono più tempo. La costanza nel seguire le terapie fa la differenza.
È vero che devo smettere di camminare?
No, anzi! Il riposo assoluto spesso peggiora le cose. Bisogna trovare il giusto equilibrio: evitare le attività che provocano dolore forte, ma mantenere un minimo di movimento. Camminare su superfici morbide, con scarpe adeguate, può essere addirittura terapeutico.
