Se provi un dolore persistente nella parte posteriore della caviglia, specialmente quando cammini o sali le scale, potresti essere davanti a una condizione più comune di quanto pensi: la calcificazione del tendine di Achille.
Sebbene non sia di per sé una patologia grave, può diventare limitante se trascurata. Ecco cosa sapere per riconoscerla, curarla e soprattutto prevenirla.
Di cosa si tratta?

La calcificazione del tendine d’Achille è un processo degenerativo in cui si formano depositi di calcio nel punto in cui il tendine si inserisce sull’osso del tallone. Questa condizione prende spesso il nome di calcificazione inserzionale del tendine di Achille, ed è una delle forme più comuni di entesopatia achillea.
Si presenta spesso in chi pratica sport ad alto impatto, ma anche in chi ha avuto precedenti episodi di tendinite achillea inserzionale o soffre di malattie reumatiche.
Sintomi da tenere d’occhio

I sintomi variano in base alla dimensione della calcificazione e alla risposta infiammatoria del tendine. Tra i più frequenti:
- Dolore nella parte posteriore del tallone, soprattutto al mattino o dopo sforzi
- Gonfiore o indurimento visibile nella zona del tendine
- Rigidità, con limitazione nei movimenti
- Sensibilità al tatto nell’area calcificata
Con il tempo, il tendine può diventare meno elastico e più fragile, con rischio aumentato di rottura.
Come si diagnostica?

Tutto inizia da una valutazione clinica. L’esame obiettivo e l’anamnesi sono fondamentali, ma per confermare la presenza della calcificazione inserzione tendine Achille, si utilizzano radiografie, ecografie o, nei casi più complessi, risonanza magnetica.
Trattamenti disponibili

Approccio conservativo
Nella maggior parte dei casi, si parte da trattamenti non invasivi:
- Riposo e riduzione delle attività che aggravano il dolore
- Applicazione di ghiaccio e assunzione di antinfiammatori
- Stretching mirato e fisioterapia
- Calzature adeguate e plantari per ridurre la tensione sul tendine
In alcuni casi si valuta l’uso di onde d’urto o terapie rigenerative con cellule staminali, come quelle proposte da SmartHallux nel servizio di pronto intervento.
Trattamento chirurgico
Se il dolore persiste nonostante i trattamenti conservativi, si prende in considerazione l’opzione chirurgica. L’operazione per calcificazione del tendine Achille prevede la rimozione del deposito calcifico e, se necessario, la ricostruzione del tendine.
Riabilitazione e recupero

Dopo l’intervento o anche nei percorsi conservativi, la riabilitazione è fondamentale. Esercizi di stretching e rinforzo muscolare aiutano a ripristinare la flessibilità del tendine e a prevenire nuove recidive. I tempi di recupero variano da alcune settimane fino a qualche mese, a seconda della gravità iniziale e della risposta del paziente.
Complicazioni possibili
Non affrontare la calcificazione in tempo può portare a:
- Rottura del tendine di Achille
- Dolore cronico che limita la mobilità
- Infezioni post-operatorie nei casi chirurgici
L’approccio SmartHallux: Chirurgia del Tendine di Achille

La calcificazione tendine di Achille può sembrare una semplice infiammazione, ma nasconde un rischio concreto di limitazioni motorie e dolore duraturo. Agire in tempo, con un trattamento su misura, fa tutta la differenza tra un recupero rapido e una cronicizzazione del problema.
Il team di SmartHallux si occupa di patologie come l’alluce valgo, il neuroma di Morton e altre deformità che causano dolori ai piedi. Fornendo supporto completo durante tutto il percorso terapeutico, compreso il recupero post-operatorio, SmartHallux può essere una scelta vincente per ottenere un trattamento efficace e mirato alle tue necessità, prenota ora la tua visita specialistica con il team di SmartHallux.
Domande frequenti
La calcificazione del tendine di Achille è pericolosa?
Non è una condizione grave in sé, ma può limitare la funzionalità e causare dolore cronico.
Quali esami servono per la diagnosi?
Radiografia, ecografia o risonanza magnetica, a seconda del caso.
Esiste un’alternativa all’intervento?
Sì, si parte sempre con trattamenti conservativi. L’intervento si valuta solo in caso di sintomi persistenti o calcificazioni molto estese.




