Piede del tennista: quando il tallone dice “basta”

trauma sportivo

Ti svegli al mattino, metti il piede a terra e… ahi! Una fitta lancinante al tallone che ti fa saltare su una gamba sola. Se ti è capitato, probabilmente hai avuto a che fare con quello che noi chiamiamo “piede del tennista”.

Ora, il nome può trarre in inganno. Non devi per forza giocare a tennis per averlo. L’ho visto in corridori, in casalinghe che stanno molto in piedi, in persone che hanno iniziato a camminare di più per perdere peso. Il piede del tennista, in realtà, è fascite plantare. Punto.

Ma perché fa così male? E soprattutto, cosa possiamo fare per risolverlo?

Cos’è esattamente il piede del tennista

fasciotomia plantare

Vediamo insieme di cosa stiamo parlando. La fascia plantare è come un elastico robusto che corre sotto il piede, dal tallone alle dita. Sostiene l’arco plantare e aiuta ad assorbire gli impatti quando cammini.

Pensa a questa fascia come a un elastico che usi tutti i giorni. Alla lunga, se lo tiri troppo o nel modo sbagliato, si infiamma. Ecco cos’è la fascite plantare. L’infiammazione di questa banda di tessuto.

Il dolore tipico? Quello al tallone, soprattutto al mattino. È come se il piede si fosse “arrugginito” durante la notte. I primi passi sono un supplizio, poi piano piano il dolore si attenua. Ma attenzione: non significa che sia guarito. È solo che camminando la fascia si “scalda” un po’.

Le cause: perché capita proprio a te

cambiare scarpe

“Dottore, ma io non ho fatto niente di particolare!” Questa è una frase che sento spesso. E spesso è anche vera. La fascite plantare può svilupparsi per tanti motivi diversi.

Il tennis, o la corsa, sono sicuramente sport che possono scatenarla. Movimenti ripetitivi, salti, cambi di direzione bruschi. Ma l’ho vista anche in persone che hanno iniziato a camminare di più, magari per perdere qualche chilo. Il piede non era abituato e la fascia si è ribellata.

Le scarpe sbagliate sono un altro grande colpevole. Quelle ballerine rasoterra che vanno tanto di moda? Un disastro per la fascia plantare. Scarpe vecchie, consumate, senza supporto. O al contrario, scarpe troppo rigide che non assecondano il movimento naturale del piede.

Il peso corporeo conta, non posso negarlo. Ogni chilo in più si traduce in maggiore stress sulla fascia plantare. Non è questione di estetica, è pura biomeccanica.

E poi c’è l’età. Dopo i 40 anni la fascia plantare diventa meno elastica. È la vita, purtroppo. I muscoli del polpaccio si accorciano, il piede perde un po’ della sua flessibilità naturale, e la fascia ne paga le conseguenze.

Come si manifesta: i segnali da non ignorare

Piede del tennista

Il sintomo principe è quel dolore al tallone al mattino. I miei pazienti me lo descrivono in modi diversi: “come se camminassi sui chiodi”, “una pugnalata”, “come se avessi un sassolino nella scarpa, ma molto più doloroso”.

Il dolore può irradiarsi lungo l’arco del piede. Non è solo il tallone, a volte tutta la pianta fa male. E c’è una cosa caratteristica: migliora camminando, ma poi peggiora di nuovo se ti fermi per un po’ e riprendi a camminare.

Al tatto, la zona del tallone è sensibile. Se premi con il dito nella parte interna del tallone, proprio dove si attacca la fascia, fa male. Questo è uno dei test che faccio sempre durante la visita.

La rigidità mattutina è un altro segno tipico. Il piede sembra “bloccato”, come se avesse bisogno di tempo per “svegliarsi”. E infatti è proprio così: durante la notte la fascia si accorcia, e il primo stiramento del mattino è traumatico.

La diagnosi: come capiamo cosa hai

Diagnosi piede cavo

Quando vieni nel mio studio, la prima cosa che faccio è ascoltarti. La storia che mi racconti è già molto significativa. Poi guardo come cammini, come appoggi il piede.

L’esame clinico è fondamentale. Premo il tallone, muovo il piede in varie direzioni, controllo la flessibilità della caviglia. C’è un test specifico che faccio sempre: il “windlass test”. Piego all’indietro l’alluce mentre tengo ferma la caviglia. Se questo movimento scatena il dolore tipico, è molto probabile che sia fascite plantare.

La radiografia? La faccio quasi sempre, non per confermare la fascite plantare, ma per escludere altre cose. Fratture da stress, speroni calcaneari, artrosi. L’ecografia può essere utile per vedere l’infiammazione della fascia, ma spesso la diagnosi è già chiara dal solo esame clinico.

Ogni tanto capita il paziente che ha girato mille medici senza una diagnosi precisa. A volte il problema non è solo la fascite plantare, ma una combinazione di fattori: tendinite dell’Achille, disfunzione del tibiale posteriore, problemi di appoggio. Per questo è importante una valutazione completa.

I trattamenti: dalla terapia conservativa alla chirurgia

Chirurgia dottori

La buona notizia? La stragrande maggioranza dei casi di fascite plantare guarisce senza intervento chirurgico. Ci vuole pazienza, questo sì.

Il riposo è il primo passo. Non significa stare a letto, ma evitare le attività che scatenano il dolore. Se corri, fermati per un po’. Se cammini molto per lavoro, cerca di ridurre quando possibile.

Il ghiaccio è un grande alleato, soprattutto la sera. Una bottiglietta d’acqua ghiacciata sotto il piede per 15-20 minuti può dare sollievo. Ma attenzione: mai il ghiaccio direttamente sulla pelle.

Lo stretching è fondamentale. Esercizi specifici per allungare la fascia plantare e il tendine d’Achille. Li faccio vedere sempre ai miei pazienti: sono semplici ma efficaci. Da fare al mattino prima di alzarsi dal letto, e più volte durante la giornata.

I plantari? Possono essere molto utili, ma devono essere fatti bene. Non quelli che compri al supermercato. Plantari su misura che correggono l’appoggio e scaricano la fascia plantare. Nel mio studio lavoriamo con tecnici ortopedici specializzati proprio per questo.

I farmaci antinfiammatori danno sollievo temporaneo. Li prescrivo spesso nelle fasi acute, ma non sono una soluzione a lungo termine. Servono per spegnere l’infiammazione e permettere agli altri trattamenti di lavorare meglio.

Le infiltrazioni di cortisone? Le uso con parsimonia. Possono dare sollievo rapido, ma non sempre duraturo. E c’è il rischio, seppur raro, di rottura della fascia plantare.

La chirurgia è l’ultima spiaggia. Parliamo di meno del 5% dei casi. Quando tutti i trattamenti conservativi hanno fallito dopo almeno 6-12 mesi, possiamo considerare l’intervento. Ma ripeto: è rarissimo arrivare a questo punto.

Il recupero: cosa aspettarsi

fisioterapia tallone

“Dottore, quanto ci vuole per guarire?” Questa è la domanda che mi fanno tutti. La risposta onesta? Dipende.

Nei casi più semplici, con un trattamento adeguato, si può stare meglio in 6-8 settimane. Ma ho visto casi che ci hanno messo 6 mesi, e altri che si sono risolti in poche settimane.

Quello che dico sempre ai miei pazienti è di non scoraggiarsi se non vedono miglioramenti immediati. La fascite plantare è testarda, ma se siamo pazienti e costanti nel trattamento, alla fine si risolve quasi sempre.

Durante il recupero è normale avere alti e bassi. Una settimana va meglio, quella dopo peggio. Non significa che non stai guarendo, è il normale andamento di questa patologia.

Prevenzione: meglio evitare che curare

cambiare scarpe

Le scarpe giuste sono la base di tutto. Scarpe da running se corri, scarpe da walking se cammini molto. Con un buon supporto dell’arco plantare e ammortizzazione nel tallone. E cambiale regolarmente: dopo 500-600 chilometri sono da buttare.

Lo stretching quotidiano è un’abitudine da mantenere per sempre. Pochi minuti al giorno possono evitare mesi di dolore. Esercizi per il polpaccio, per l’Achille, per la fascia plantare stessa.

Il peso corporeo, ne parliamo spesso ma è importante. Ogni chilo in meno sono kg di stress in meno sui tuoi piedi. Se devi perdere peso, fallo gradualmente e scegli sport che non stressino troppo i piedi: nuoto, bici, acqua fitness.

SmartHallux: dove possiamo aiutarti

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Domande frequenti

Dottore, è vero che la fascite plantare colpisce di più le donne?

In effetti sì, ma non di molto. Le donne sono leggermente più colpite, forse per via delle scarpe che spesso indossano. Tacchi alti alternati a ballerine rasoterra non fanno bene alla fascia plantare.

Se ho male solo a un piede, può venire anche all’altro?

Può succedere, purtroppo. Spesso si comincia a camminare in modo strano per evitare il dolore, e questo può sovraccaricare l’altro piede. Per questo è importante non trascurare il problema.

È vero che gli sportivi guariscono prima?

Non necessariamente. Gli sportivi spesso hanno muscoli più forti e flessibili, ma tendono anche a strafare durante il recupero. La pazienza è fondamentale, per tutti.

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