Ti è mai capitato di sentire una fitta sotto il piede, come se qualcuno ti stesse pungendo con uno spillo? Un dolore che parte dal tallone e si irradia verso le dita, magari accompagnato da formicolio o intorpidimento? Potresti avere a che fare con il nervo plantare mediale che sta protestando.
Nel mio studio vedo spesso pazienti che arrivano con questa sintomatologia. “Dottore, è come se avessi sempre un sasso nella scarpa”, mi dicono spesso. Oppure: “Al mattino, quando metto giù il piede, è un dolore terribile”. Ecco, questo potrebbe essere proprio il segnale che il nervo plantare mediale non sta bene.
Ma andiamo con ordine e vediamo insieme cosa succede quando questo piccolo ma importante nervo decide di darci fastidio.
Cos’è il nervo plantare mediale e cosa fa

Immagina il tuo piede come una complessa rete di “cavi elettrici” che portano i segnali dal cervello ai muscoli e viceversa. Il nervo plantare mediale è uno di questi cavi fondamentali. Corre lungo la parte interna del piede, sotto l’arco plantare, e si occupa di far funzionare alcuni muscoli importanti del piede e dell’alluce.
Non è solo questione di movimento, però. Questo nervo si occupa anche di raccogliere le sensazioni dalla pelle della parte interna del piede e dalle prime tre dita. Ecco perché quando si infiamma o si “intasa” (come diciamo noi medici quando si verifica un intrappolamento), i sintomi possono essere così fastidiosi.
Il nervo plantare mediale nasce dal nervo tibiale, che a sua volta passa dietro al malleolo interno della caviglia. Da lì si divide e si dirama verso le diverse zone del piede. È una struttura delicata, che può facilmente risentire di pressioni eccessive o di infiammazioni dei tessuti circostanti.
Perché il nervo plantare mediale fa male?

Le cause? Ce ne sono parecchie, e spesso si mescolano tra loro. La fascite plantare è una delle colpevoli più frequenti – quella fastidiosa infiammazione della fascia che sostiene l’arco del piede può “coinvolgere” anche il nervo plantare mediale, creando una situazione davvero scomoda.
Poi c’è il neuroma di Morton, che non è proprio la stessa cosa ma può creare sintomi simili. O la sindrome del tunnel tarsale – sì, esiste anche al piede, non solo al polso! In questo caso il nervo si trova “schiacciato” mentre passa attraverso un canale formato da ossa e legamenti.
A volte è colpa delle scarpe sbagliate. Quelle troppo strette, con tacchi alti, o al contrario completamente piatte senza supporto. Il nervo calcaneare, che è collegato al plantare mediale, può risentirne parecchio.
Non dimentichiamo i traumi. Una distorsione mal curata, un calcio preso male giocando a calcetto, una caduta. Il piede può sembrare guarito in superficie, ma il nervo ricorda tutto.
Anche alcune malattie sistemiche possono dare problemi: il diabete è un classico, perché può danneggiare i nervi in generale. L’artrite reumatoide pure. E poi ci sono quei casi in cui non si capisce bene il perché – succede, in medicina.
I sintomi che dovresti riconoscere

Il dolore al nervo plantare mediale ha delle caratteristiche abbastanza tipiche. È spesso un dolore “elettrico”, come una scossa o una bruciatura che parte dal tallone e può irradiarsi verso l’interno del piede e le prime dita.
Molti pazienti mi dicono che è peggio al mattino, appena si alzano dal letto. “I primi passi sono un supplizio”, mi raccontano spesso. Poi, dopo aver camminato un po’, il dolore si attenua, ma può tornare prepotentemente dopo essere stati a lungo in piedi o dopo attività fisica.
Il formicolio è un altro segnale importante. Quella sensazione di “addormentamento” o di pizzicore che interessa soprattutto la parte interna del piede. Alcuni descrivono come se avessero sempre il calzino arrotolato sotto il piede.
A volte c’è anche debolezza. Ti accorgi che non riesci più a sollevare l’alluce come una volta, o che fai fatica a mantenere l’equilibrio su quel piede. Non è sempre presente, ma quando c’è è un segnale da non sottovalutare.
Come faccio la diagnosi in studio

Quando un paziente arriva con questi sintomi, parto sempre dall’ascolto. Mi racconta esattamente dove fa male, quando, cosa lo peggiora o lo migliora. Poi guardo come cammina – spesso si vedono già delle compensazioni, modi “strani” di appoggiare il piede per evitare il dolore.
L’esame fisico è fondamentale. Premo in punti specifici per vedere se riesco a riprodurre il dolore, controllo i riflessi, verifico la sensibilità delle diverse zone del piede. C’è un test particolare, chiamato segno di Tinel, che consiste nel “picchiettare” leggermente lungo il decorso del nervo per vedere se si scatena il formicolio.
A volte servono esami strumentali. Un’ecografia può far vedere se c’è un ispessimento del nervo o dei tessuti circostanti. L’elettromiografia è utile per capire se il nervo conduce bene gli impulsi elettrici. La risonanza magnetica la riservo ai casi più complessi, quando voglio escludere altre patologie o valutare meglio l’anatomia della zona.
Le opzioni di trattamento che abbiamo a disposizione

La buona notizia è che nella maggior parte dei casi si riesce a risolvere il problema senza chirurgia. Il riposo è spesso il primo passo – non totale, ma evitare le attività che scatenano il dolore.
Il ghiaccio può aiutare nelle fasi acute, soprattutto se c’è infiammazione. I farmaci antinfiammatori danno sollievo, ma non risolvono la causa del problema. Le infiltrazioni di cortisone le uso quando c’è una componente infiammatoria importante – possono dare un sollievo notevole, anche se temporaneo.
La fisioterapia è spesso fondamentale. Esercizi di stretching per la fascia plantare e il polpaccio, mobilizzazioni, tecniche per ridurre l’infiammazione dei tessuti. Un buon fisioterapista specializzato nel piede può fare miracoli.
Le ortesi plantari personalizzate sono un altro strumento molto utile. Servono a correggere appoggi scorretti e a scaricare le zone di pressione eccessiva. Non parlo delle solette generiche del supermercato, ma di dispositivi fatti su misura dopo uno studio della postura e dell’appoggio del piede.
La chirurgia? La riservo ai casi che non rispondono al trattamento conservativo dopo alcuni mesi di tentativi. L’intervento può consistere nel liberare il nervo dalle aderenze o dalle compressioni, o nel risolvere la causa del problema (per esempio una fascite plantare resistente).
Quanto tempo ci vuole per guarire?

Questa è la domanda che mi fanno tutti i pazienti. La risposta dipende molto da quanto tempo c’è il problema e da qual è la causa. Se prendiamo il disturbo nelle fasi iniziali, spesso bastano alcune settimane di trattamento conservativo per vedere miglioramenti significativi.
Nei casi più cronici può servire più tempo – anche alcuni mesi. L’importante è essere costanti con le terapie e non mollare ai primi miglioramenti. Ho visto tanti pazienti che stavano meglio, hanno smesso tutto, e sono ritornati da capo.
Come prevenire il problema

Le scarpe giuste fanno la differenza. Non devono essere né troppo strette né troppo larghe, con un tacco moderato (2-3 cm sono ideali per le donne) e un buon supporto dell’arco plantare. Se fai sport, investi in calzature specifiche di qualità.
Il peso corporeo ha la sua importanza. Ogni chilo in più sono 4-5 chili in più di pressione sul piede quando camminiamo. Non sto dicendo che devi essere magro come un chiodo, ma mantenere un peso ragionevole aiuta.
Lo stretching regolare del polpaccio e della fascia plantare è una delle migliori prevenzioni. Bastano pochi minuti al giorno, magari al mattino prima di alzarsi dal letto.
SmartHallux: dove possiamo aiutarti

Qui a SmartHallux ci occupiamo specificamente di chirurgia del piede e della caviglia. Il Dr. Luigi Manzi, che ha maturato esperienza specifica in questo campo, segue ogni paziente con un percorso personalizzato usando le tecniche più moderne.
Il team di SmartHallux si occupa di patologie come l’alluce valgo, il neuroma di Morton e altre deformità che causano dolori ai piedi. Fornendo supporto completo durante tutto il percorso terapeutico, SmartHallux può essere una scelta vincente per ottenere un trattamento efficace e mirato alle tue necessità, prenota ora la tua visita specialistica con il team di SmartHallux.
Domande che mi fate spesso
Dottore, quanto dura questo dolore al nervo plantare mediale?
Dipende molto dalla causa e da quanto precocemente si interviene. Nei casi acuti, con il trattamento giusto, si può risolvere in 4-6 settimane. I casi cronici richiedono più pazienza.
Come posso alleviare il dolore a casa?
Riposo relativo, ghiaccio per 15-20 minuti più volte al giorno, scarpe comode e stretching delicato. Ma questi sono solo palliativi – serve una diagnosi precisa per risolvere davvero.
Devo per forza andare dal medico?
Se il dolore persiste per più di qualche giorno o interferisce con le attività quotidiane, è meglio farsi vedere. Prima si interviene, più facile è risolvere il problema.
Guarirò completamente?
Nella stragrande maggioranza dei casi sì, ma serve pazienza e costanza nel seguire le terapie. Ogni tanto qualche paziente rimane con un po’ di fastidio residuo, ma raramente limitante.



