Ti è mai capitato di sentire dolore dietro al tallone, magari dopo una giornata intensa di sport o semplicemente camminando? Potresti aver sviluppato una borsite del tendine d’Achille. È un problema che vedo spesso nel mio studio, e devo dire che molti pazienti arrivano da me confusi perché non sanno bene cosa sia successo al loro piede.
La borsite del tendone d’Achille è una di quelle condizioni che possono sembrare banali all’inizio, ma che se trascurate possono diventare davvero fastidiose. D’altronde, parliamo del tendine più potente del nostro corpo – quello che ci permette di camminare, correre, saltare. Quando si infiamma la piccola sacca di liquido che lo protegge (la borsa), sono guai.
Cosa succede esattamente quando si infiamma questa zona?

Pensa al tendine d’Achille come a un grosso cavo che collega il muscolo del polpaccio al calcagno. La borsa è una piccola sacchetta ripiena di liquido che fa da cuscinetto tra il tendine e l’osso del tallone. Quando questa si infiamma – ecco la borsite.
È un meccanismo di protezione che va in tilt. La borsa normalmente dovrebbe scivolare dolcemente, permettendo al tendine di muoversi senza attrito. Ma quando si irrita, si gonfia e fa male. Molto male, a dire il vero.
Ho notato che molti pazienti confondono la borsite con la tendinite vera e propria del tendone d’Achille. Sono cose diverse, anche se spesso vanno a braccetto.
Perché viene questa borsite?

Le cause? Beh, di solito è una combinazione di fattori, non c’è mai una ragione sola.
L’uso eccessivo è il grande colpevole. Vedo tantissimi corridori, giocatori di tennis, di calcio. Ma anche persone normalissime che magari hanno fatto una camminata più lunga del solito o hanno iniziato un nuovo sport senza prepararsi gradualmente. Il nostro corpo ha bisogno di tempo per adattarsi, e se lo forziamo troppo in fretta, protesta.
Le scarpe sbagliate sono un altro problema enorme. Scarpe troppo rigide dietro, con il contrafforte che preme sulla zona del tendine. Oppure scarpe consumate male, che alterano l’appoggio del piede. L’altro giorno è venuto da me un paziente che aveva sviluppato la borsite dopo aver indossato per settimane un paio di scarpe antinfortunistiche nuove, molto rigide. “Dottore, ma come è possibile?” mi ha chiesto. Possibilissimo, purtroppo.
Poi ci sono i piedi piatti. Quando il piede non ha un arco plantare normale, il tendine d’Achille deve lavorare in modo diverso, spesso con maggiore tensione. È come se dovesse fare gli straordinari tutti i giorni.
Come te ne accorgi che hai la borsite?
Il dolore è il primo campanello d’allarme. Di solito parte come un fastidio sordo dietro al tallone, magari al mattino quando ti alzi dal letto. “I primi passi sono i peggiori”, dicono quasi tutti i miei pazienti. Poi, man mano che cammini, il dolore può diminuire, ma ritorna se esageri con l’attività.
La zona può gonfiarsi leggermente. Non sempre è evidentissimo, ma se confronti i due talloni potresti notare la differenza. Al tatto, la zona è spesso più calda e sensibile.
Quello che mi colpisce sempre è che molte persone sottovalutano questi segnali iniziali. “Pensavo passasse da solo”, mi dicono. E invece no – la borsite tende a peggiorare se non la tratti adeguatamente.
Come faccio la diagnosi in studio?

Quando un paziente viene da me con questi sintomi, la prima cosa che faccio è ascoltare la sua storia. Mi racconta quando è iniziato il dolore, cosa faceva in quel periodo, che scarpe usava. Questi dettagli sono fondamentali.
Poi passo all’esame fisico. Palpo delicatamente la zona del tendone d’Achille, controllo se c’è gonfiore, se la pelle è calda. Faccio muovere il piede in diverse direzioni per capire esattamente dove fa male e quanto.
A volte chiedo un’ecografia per vedere bene lo stato della borsa e del tendine. È un esame semplice, non invasivo, che mi dà informazioni preziose. Raramente serve una risonanza magnetica, solo se sospetto qualcosa di più complicato.
Come si cura questa borsite del tendone d’Achille?

La buona notizia è che nella maggior parte dei casi si risolve senza chirurgia. Il riposo è fondamentale, lo dico sempre. Non significa stare fermi completamente, ma ridurre le attività che provocano dolore. Se corri tutti i giorni, devi fermarti per un po’. So che è frustrante, ma è l’unico modo per far guarire l’infiammazione.
Il ghiaccio aiuta molto, soprattutto nelle prime fasi. Quindici minuti, 3-4 volte al giorno. Ma attento a non metterlo direttamente sulla pelle – sempre con un panno in mezzo.
Per quanto riguarda i farmaci, gli antinfiammatori possono dare sollievo. Ibuprofene, diclofenac, quelli classici insomma. Ma non esagerare e sempre con lo stomaco pieno. Se hai problemi di gastrite o ulcera, meglio sentire prima il tuo medico di base.
L’immobilizzazione a volte serve. Con un tutore, un tape kinesiologico, o anche semplicemente con scarpe più ammortizzanti. L’idea è ridurre lo stress sul tendine mentre guarisce.
La fisioterapia è spesso molto utile. Un bravo fisioterapista può insegnarti esercizi specifici per allungare e rafforzare il tendine, migliorare la flessibilità della caviglia. Ho visto risultati ottimi con la terapia manuale e le tecniche di mobilizzazione.
Nei casi più ostinati, a volte faccio delle iniezioni di cortisone direttamente nella borsa infiammata. È una procedura che faccio in studio, con un ago sottile. Non è piacevole, ma può dare un sollievo notevole quando gli altri trattamenti non bastano.
E se non passa? Quando serve l’intervento?

Fortunatamente, la chirurgia è necessaria solo in una piccola percentuale di casi. Di solito quando i sintomi durano da mesi nonostante tutti i trattamenti conservativi.
L’operazione può prevedere la rimozione della borsa infiammata, oppure un leggero allungamento del tendine per ridurre la tensione. Sono interventi relativamente semplici, spesso in day hospital.
Il recupero dopo l’intervento richiede pazienza. Qualche settimana con un tutore, poi fisioterapia graduale. Di solito i pazienti tornano alle attività normali dopo 2-3 mesi, ma ogni caso è diverso.
Come prevenire la borsite del tendone d’Achille?

La prevenzione è sempre meglio della cura, no? Ecco i consigli che do sempre ai miei pazienti.
Scegli scarpe adeguate. Devono avere un buon ammortizzamento dietro, non essere troppo rigide. Se fai sport, cambia le scarpe regolarmente – quelle da running andrebbero sostituite ogni 500-800 chilometri.
Aumenta gradualmente l’intensità dell’attività fisica. Non passare da zero a cento in una settimana. Il nostro corpo ha bisogno di tempo per adattarsi ai nuovi carichi di lavoro.
Fai stretching regolarmente, soprattutto dei muscoli del polpaccio. Un tendone flessibile è meno soggetto a infiammarsi. Dedica qualche minuto allo stretching prima e dopo l’attività fisica.
Se hai i piedi piatti, valuta dei plantari su misura. Possono fare una differenza enorme nel ridistribuire i carichi e proteggere il tendine d’Achille.
SmartHallux: dove possiamo aiutarti

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Le domande che mi fate più spesso
Dottore, quanto tempo ci vuole per guarire dalla borsite del tendone d’Achille?
Dipende molto dalla gravità e da quanto tempo è presente. Nei casi lievi, con il giusto riposo e le terapie appropriate, vedo miglioramenti già dopo 2-3 settimane. Ma in alcuni pazienti ci vogliono anche 2-3 mesi per una guarigione completa. L’importante è non avere fretta e seguire il piano terapeutico.
Posso continuare a fare sport se ho la borsite?
Questa è una delle domande che sento più spesso, soprattutto dai runner. La mia risposta è sempre la stessa: dipende dal dolore. Se l’attività provoca dolore, devi fermarti. Puoi sostituire temporaneamente con attività che non stressano il tendine, come nuoto o cyclette. Ma forzare quando fa male è controproducente.
È vero che può essere necessario operare?
L’intervento chirurgico è necessario solo in una piccola percentuale di casi, quando i trattamenti conservativi non hanno dato risultati dopo diversi mesi. La buona notizia è che la maggior parte delle borsiti del tendone d’Achille guarisce senza chirurgia, con pazienza e le terapie giuste.






