Allungamento del tendine d’Achille: quello che devi sapere

esercizi allungamento

Ti è mai capitato di sentire quel dolore fastidioso dietro al tallone quando ti alzi dal letto al mattino? Magari hai fatto qualche passo e hai pensato “ecco, si è svegliato anche il tendine d’Achille”.

Eh sì, perché questo tendine – che è il più grande del nostro corpo – quando si fa sentire, si fa sentire davvero. Io nel mio studio vedo pazienti che arrivano zoppicando leggermente, con quella faccia di chi ha capito che qualcosa non va ma spera ancora che passi da solo. Purtroppo non sempre è così.

L’allungamento del tendine d’Achille è una di quelle condizioni che può rovinare la giornata a chiunque. Dal runner incallito alla nonna che vuole solo fare le scale senza dolore.

Cos’è esattamente questo “allungamento”?

dolore al tendine

Allora, facciamo chiarezza. Quando parliamo di allungamento del tendine d’Achille, in realtà stiamo descrivendo una situazione in cui questo grosso cordone fibroso – quello che collega i muscoli del polpaccio al tallone – viene sottoposto a uno stress eccessivo.

Pensa al tendine come a un elastico molto resistente. Funziona benissimo per anni e anni, ti permette di camminare, correre, saltare. Ma se lo sottoponi a tensioni eccessive o ripetute nel tempo, può iniziare a “cedere” leggermente. Non si rompe (quello sarebbe un altro discorso, molto più serio), ma si infiamma, si ispessisce, perde parte della sua elasticità naturale.

È come quando usi troppo spesso un elastico per capelli: alla fine diventa meno flessibile e più fragile. Il tendine d’Achille fa lo stesso. Solo che quando succede a lui, tu lo senti eccome.

Le cause? Più comuni di quanto pensi

Visita dottore

Vediamo un po’… L’altra settimana è venuto da me un paziente, un commercialista di 45 anni che aveva deciso di rimettersi in forma. “Dottore”, mi ha detto, “ho ricominciato a correre dopo dieci anni di divano, e ora il tallone mi fa male da morire”. Ecco, questo è un classico.

L’attività ad alto impatto quando non si è più abituati è una delle cause principali. Il corpo ha bisogno di tempo per adattarsi, ma noi spesso abbiamo fretta. Corriamo troppo, troppo veloce, troppo presto.

Ma non sono solo gli sportivi della domenica a rischiare. Ho visto problemi al tendine d’Achille anche in persone che semplicemente avevano cambiato scarpe. Sì, le scarpe inadatte possono fare danni incredibili. Soprattutto quelle con il tacco troppo basso quando sei abituato al tacco alto, o viceversa. Il tendine si trova a lavorare con angolazioni diverse e protesta.

Il sovrappeso poi è un fattore che non possiamo ignorare. Ogni chilo in più sono pressioni aggiuntive sui nostri tendini. E poi ci sono i muscoli del polpaccio troppo rigidi – quelli che non allunghi mai e che tirano costantemente sul povero tendine d’Achille. Una ricetta perfetta per i guai.

I sintomi: quando il tendine “parla”

caviglia gonfia

Il dolore al tallone, soprattutto al mattino. Questo me lo raccontano praticamente tutti i pazienti con problemi al tendine d’Achille. “Dottore, i primi passi sono un inferno, poi piano piano migliora”. È proprio così.

Succede perché durante la notte il tendine si “accorcia” un po’, e quando lo sottoponi di nuovo al carico del peso corporeo, protesta. Dopo qualche passo si “scalda” e il dolore diminuisce, ma è un sintomo molto caratteristico.

Poi c’è la rigidità. Quella sensazione di avere un cordone teso dietro alla caviglia che non si vuole rilassare. I pazienti mi dicono spesso di sentirsi “impacciati” nei movimenti, come se la caviglia non rispondesse bene ai comandi.

La sensibilità al tatto è un altro segno tipico. Se premi sul tendine e fa male, beh, è un campanello d’allarme che non va ignorato. Così come il gonfiore attorno al tendine, che a volte si vede anche a occhio nudo.

Come faccio la diagnosi nel mio studio

Diagnosi piede cavo

Quando un paziente arriva con sospetti problemi al tendine d’Achille, la prima cosa che faccio è guardare. Osservo come cammina, come appoggia il piede, se c’è gonfiore visibile.

Poi passo alle mani. Palpo il tendine lungo tutto il suo decorso, cerco punti dolenti, ispessimenti, noduli. Il famoso test di Thompson – dove spingo il polpaccio e vedo se il piede si muove – mi aiuta a capire se c’è una lesione completa (ma quella è un’altra storia, molto più drammatica).

Spesso però ho bisogno di approfondire. L’ecografia è fantastica per vedere cosa succede dentro al tendine: se ci sono ispessimenti, calcificazioni, zone di degenerazione. La risonanza magnetica la riservo ai casi più complessi, quando devo valutare anche le strutture circostanti.

Le opzioni di trattamento che abbiamo a disposizione

artrite reumatoide

Ecco, qui dipende molto da quanto è grave la situazione. La maggior parte delle volte partiamo con un approccio conservativo, che è una parola complicata per dire “proviamo a far guarire il tendine senza bisturi”.

Il riposo è fondamentale, anche se lo so che nessuno vuole sentirlo. “Ma dottore, io devo allenarmi per la maratona!” Mi capita spesso. Guarda, il tendine ha bisogno di tempo per recuperare. Il ghiaccio aiuta nei primi giorni per ridurre l’infiammazione, i farmaci antidolorifici danno sollievo temporaneo.

Ma il vero lavoro si fa con la fisioterapia. Gli esercizi di stretching del tendine d’Achille e di rinforzo muscolare sono la chiave. Un bravo fisioterapista sa come dosare il carico in modo progressivo, come far lavorare il tendine senza sovraccaricarlo.

In alcuni casi più resistenti considero la terapia con onde d’urto o infiltrazioni specifiche. L’intervento chirurgico? Lo riservo davvero ai casi più gravi, quando tutto il resto non ha funzionato e la qualità della vita del paziente è compromessa.

Il percorso di recupero: cosa aspettarsi

riabilitazione

Diciamocelo chiaramente: la guarigione del tendine d’Achille richiede pazienza. Non è come un taglietto sulla pelle che si rimargina in una settimana. I tendini hanno tempi loro, spesso lunghi.

Di solito vedo i primi miglioramenti dopo 2-3 settimane di trattamento appropriato, ma il recupero completo può richiedere mesi. Dipende dall’entità del problema, dall’età del paziente, da quanto segue le indicazioni.

Il ritorno all’attività sportiva deve essere graduale. Non si passa dal divano alla corsa di 10 chilometri. Prima si cammina, poi si trotta, poi si corre piano, infine si torna al ritmo normale. È un processo che non va affrettato.

Prevenzione: meglio prevenire che curare

allungamento del tendine d'Achille

Lo stretching regolare dei muscoli del polpaccio è oro puro per la salute del tendine d’Achille. Cinque minuti al giorno possono evitare settimane di dolore. Te lo dice uno che ha visto troppi pazienti arrivare in studio dicendo “se solo avessi fatto un po’ di stretching…”

Le scarpe giuste fanno la differenza. Non sto parlando delle scarpe più costose, ma di quelle adatte al tuo piede e alla tua attività. Se corri, usa scarpe da running appropriate. Se cammini molto, investi in scarpe comode. Il tuo tendine d’Achille ti ringrazierà.

Il riscaldamento prima dell’attività fisica non è tempo perso. È un investimento nella salute dei tuoi tendini. E quando ricominci a fare sport dopo un periodo di stop, vai con calma. Il corpo ha bisogno di tempo per ricordarsi come si fa.

SmartHallux: dove possiamo aiutarti

chirurghi

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Domande frequenti

Dottore, qual è la causa più comune dei problemi al tendine d’Achille?

Te lo dico senza giri di parole: l’uso eccessivo. Troppa attività troppo presto, soprattutto se aumenti rapidamente l’intensità dell’allenamento. Poi ci sono i muscoli del polpaccio rigidi, le scarpe sbagliate, i piedi piatti. Ma il sovraccarico resta il colpevole numero uno.

I sintomi peggioreranno se non faccio nulla?

Purtroppo spesso sì. Il tendine d’Achille non è una di quelle cose che passano da sole. Ignorare il problema può portare a una degenerazione del tendine che poi è molto più difficile da trattare. Prima si interviene, meglio è.

L’operazione chirurgica per il tendine d’Achille è sempre necessaria?

No, assolutamente no. La stragrande maggioranza dei casi si risolve con terapie conservative. L’operazione la considero solo quando tutto il resto ha fallito e il dolore compromette seriamente la qualità della vita. E anche in quel caso, i risultati sono generalmente buoni.

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