Camminare dovrebbe essere naturale. Ma se l’alluce inizia a fare male ogni volta che ti muovi, infilare una scarpa rigida diventa un’impresa e la mobilità si riduce, qualcosa non va. Quella che potrebbe sembrare una semplice infiammazione, in realtà, potrebbe essere artrosi dell‘alluce.
Conosciuta anche come alluce rigido, questa condizione degenerativa colpisce l’articolazione metatarso-falangea, compromettendo il movimento e la qualità della vita. Fortunatamente, oggi esistono diverse soluzioni, sia conservative che chirurgiche, per trattarla efficacemente.
Cos’è l’artrosi dell’alluce?

Si tratta di una forma di degenerazione articolare che colpisce la base dell’alluce. La cartilagine si consuma progressivamente, rendendo doloroso ogni movimento. Il risultato è rigidità, gonfiore, e a volte anche deformità visibile.
A differenza dell’alluce valgo, che comporta una deviazione dell’osso verso l’esterno, qui il problema è “interno” e riguarda la perdita di elasticità e protezione articolare.
Da cosa è causata?

Le cause sono molteplici: predisposizione genetica, traumi ripetuti (come quelli da sport o calzature scorrette), obesità, patologie infiammatorie come l’artrite reumatoide, ma anche semplicemente l’invecchiamento.
Colpisce uomini e donne, soprattutto sopra i 40 anni, ma può presentarsi anche prima in soggetti predisposti o in atleti.
I sintomi: come si manifesta
All’inizio può comparire solo un leggero fastidio dopo lunghe camminate. Ma con il tempo la sintomatologia diventa più evidente:
- dolore alla base dell’alluce, soprattutto al movimento;
- rigidità articolare, specialmente al mattino o dopo essere stati seduti;
- gonfiore o arrossamento locale;
- limitazione dei movimenti;
- difficoltà a indossare scarpe strette.
Se trascurata, l’artrosi può evolvere in una forma cronica, rendendo difficile anche semplicemente camminare a passo normale.
Come si fa la diagnosi?

Tutto parte da una buona visita ortopedica. Il medico valuterà la mobilità dell’alluce, il grado di dolore e la presenza di deformità visibili. Per confermare il sospetto, si eseguono radiografie che mostrano lo stato dell’articolazione. In casi selezionati si può ricorrere a esami più approfonditi come la risonanza magnetica.
Trattamenti: non solo chirurgia

Nei casi lievi o moderati, il trattamento conservativo può dare buoni risultati. Si parte con:
- farmaci antinfiammatori per controllare il dolore;
- ortesi o plantari su misura per migliorare l’appoggio;
- fisioterapia ed esercizi per mantenere la mobilità articolare;
- infiltrazioni locali se il dolore è persistente.
Quando il dolore non si controlla più con queste misure o l’articolazione è gravemente compromessa, si valuta la chirurgia. A seconda del caso, si può ricorrere a:
- osteotomia, per riallineare l’articolazione;
- artrodesi, ovvero la fusione articolare per bloccare il movimento e ridurre il dolore;
- protesi metatarso-falangea, una soluzione più moderna che preserva la mobilità nei pazienti selezionati.
Dopo l’intervento: tempi e recupero

I tempi di recupero variano a seconda della tecnica utilizzata. In genere, dopo l’intervento si indossa una calzatura post-operatoria per alcune settimane. La fisioterapia è spesso consigliata per ottimizzare i risultati e favorire un ritorno graduale alle attività quotidiane.
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Ignorare l’artrosi dell’alluce può portare a conseguenze come dolore cronico, difficoltà motorie persistenti, deformità articolare e artrosi secondarie ad altre articolazioni del piede o della caviglia. Ecco perché una diagnosi precoce fa davvero la differenza.
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Domande frequenti
Cos’è l’artrosi dell’alluce?
È una degenerazione dell’articolazione metatarso-falangea che causa dolore, rigidità e limitazione nei movimenti.
Quando si può evitare l’intervento?
Nelle fasi iniziali, con farmaci, plantari e fisioterapia. Quando la patologia avanza, la chirurgia può essere l’unica soluzione efficace.
Dopo l’intervento, si cammina subito?
Spesso sì, con scarpa post-operatoria. Il ritorno alla normalità richiede alcune settimane, ma il miglioramento del dolore è rapido.




