Osteoartrosi in fase algica o infiammatoria: cosa succede davvero al tuo piede

artrosi piede

Ti svegli la mattina e quando appoggi il piede a terra senti quel dolore. Magari inizialmente l’hai sottovalutato – chi non l’ha fatto? Ma quando il dolore inizia a diventare costante, quando la rigidità ti accompagna durante la giornata, allora capisci che c’è qualcosa che non va.

L’osteoartrosi in fase algica o infiammatoria è più comune di quello che pensi. Nel mio studio vedo pazienti ogni settimana che arrivano con questa problematica. E spesso mi dicono: “Dottore, non capisco, non ho fatto niente di particolare…”. Ecco, questo è il punto. L’artrosi non sempre arriva dopo un trauma evidente.

Cosa succede davvero quando hai l’osteoartrosi

Osteoartrosi in fase algica o infiammatoria

Pensa alla cartilagine come al rivestimento liscio che permette alle tue articolazioni di muoversi senza attrito. È come l’olio nel motore della macchina. Quando questo “olio” inizia a mancare, le superfici ossee cominciano a sfregarsi tra loro. Il risultato? Dolore, rigidità, e quella sensazione di “sabbia” quando muovi l’articolazione che noi medici chiamiamo crepitio.

Ma c’è una cosa importante da capire. L’osteoartrosi ha due facce principali: la fase algica e quella infiammatoria. Non è che siano due malattie diverse, eh. È la stessa condizione che si presenta in modi diversi.

La fase algica è quando predomina il dolore. È quel dolore sordo, continuo, che peggiora con il movimento e migliora con il riposo. La fase infiammatoria, invece, è caratterizzata da gonfiore, calore, arrossamento. A volte le due fasi si alternano, altre volte si sovrappongono.

Perché viene l’artrosi del piede?

Artrite reumatoide anziano

Le cause sono varie, e spesso si combinano tra loro. L’età è sicuramente un fattore – non per niente la chiamiamo osteoartrosi degenerativa. Con il passare degli anni, la cartilagine si consuma naturalmente. È normale.

Ma non è solo questione di età. Il sovrappeso gioca un ruolo importante. Ogni chilo in più sono 3-4 chili di pressione aggiuntiva sulla caviglia quando cammini. Non ci pensiamo mai, ma i nostri piedi sopportano un carico enorme durante la giornata.

Poi ci sono i traumi. Magari quella distorsione di dieci anni fa che hai trascurato. O quella frattura che “è guarita bene” ma ha lasciato l’articolazione un po’ diversa da prima. Il corpo ha memoria, e le articolazioni ancora di più.

Non dimentichiamo i fattori genetici. Se in famiglia c’è familiarità per l’artrosi, hai più probabilità di svilupparla. Non è una condanna, ma è un fattore di rischio da tenere presente.

I sintomi che devi riconoscere

Dottori discutono

Il dolore è ovviamente il sintomo principale. Ma come ti dicevo, non è sempre uguale. Nella fase algica il dolore è meccanico – peggiora con l’uso dell’articolazione e migliora con il riposo. È tipicamente più forte la sera, dopo una giornata di attività.

La rigidità mattutina è un altro segno caratteristico. Ti alzi e per i primi passi sembra che l’articolazione sia “arrugginita”. Poi, muovendoti, migliora. Questo succede perché durante la notte il liquido sinoviale (il “lubrificante” dell’articolazione) si distribuisce male, e al risveglio c’è meno protezione.

Quando siamo in fase infiammatoria, invece, il quadro cambia. L’articolazione può gonfiarsi, diventare calda al tatto, arrossata. Il dolore è più continuo, non segue tanto la logica del movimento.

Con il progredire della malattia possono comparire deformità. L’alluce valgo, per esempio, spesso è associato all’osteoartrite dell’articolazione metatarso-falangea. Il piede può “deformarsi” per cercare di compensare il dolore, creando un circolo vizioso.

Come faccio la diagnosi

Diagnosi piede cavo

Quando un paziente viene nel mio studio con sospetta artrosi, parto sempre dall’ascolto. La storia dei sintomi mi dice tanto. Quando è iniziato il dolore? Come si presenta? Cosa lo peggiora, cosa lo migliora?

Poi c’è l’esame clinico. Guardo come cammini, come appoggi il piede. Palpo l’articolazione, verifico la mobilità, cerco punti dolenti. A volte sento già quel caratteristico crepitio muovendo l’articolazione.

Gli esami strumentali confermano quello che sospetto clinicamente. La radiografia è l’esame di prima linea per l’artrosi. Mostra il restringimento dello spazio articolare, la formazione di osteofiti (quelle “spine” ossee), la sclerosi subcondrale.

In casi dubbi o per pianificare un eventuale intervento, può servire una risonanza magnetica. Mi permette di vedere meglio lo stato della cartilagine, dei legamenti, dei tessuti molli.

Le opzioni di trattamento

fisioterapia tallone

Ora arriviamo alla parte che interessa di più: cosa si può fare? Le opzioni sono diverse e vanno personalizzate in base alla fase della malattia e alle caratteristiche del paziente.

Nella fase infiammatoria puntiamo prima di tutto a spegnere l’infiammazione. Gli antinfiammatori possono aiutare, ma li uso sempre con prudenza e per periodi limitati. Non sono caramelle, hanno effetti collaterali.

Le infiltrazioni con acido ialuronico possono dare beneficio, soprattutto nelle fasi iniziali. È come “oleare” l’articolazione dall’interno. Non è miracoloso, ma molti pazienti ne traggono beneficio per alcuni mesi.

La fisioterapia è fondamentale. Non serve solo quando c’è dolore acuto, anzi. Mantenere la mobilità articolare, rinforzare la muscolatura, imparare esercizi di propriocezione può rallentare significativamente la progressione dell’artrosi.

Quando le terapie conservative non bastano più, c’è la chirurgia. Le tecniche moderne permettono interventi sempre meno invasivi. Artroscopia, osteotomie correttive, protesi quando necessario. Ogni caso è diverso e va valutato individualmente.

La prevenzione che funziona davvero

cambiare scarpe

Prevenire è sempre meglio che curare. Lo dico sempre ai miei pazienti. Mantenere un peso corporeo adeguato è fondamentale. Non per questioni estetiche, ma proprio per la salute delle articolazioni.

L’attività fisica regolare è un toccasana. Ma attenzione, non tutti gli sport vanno bene. Il nuoto, la cyclette, le camminate sono ideali. Meglio evitare sport ad alto impatto se hai già problemi articolari.

Le scarpe giuste fanno la differenza. Tacchi troppo alti, suole troppo piatte, scarpe strette possono modificare l’appoggio del piede e sovraccaricare certe articolazioni. Una calzatura adeguata è un investimento sulla salute dei tuoi piedi.

SmartHallux: dove possiamo aiutarti

chirurghi

Qui a SmartHallux ci occupiamo specificamente di chirurgia del piede e della caviglia. Il Dr. Luigi Manzi, che ha maturato esperienza specifica in questo campo, segue ogni paziente con un percorso personalizzato usando le tecniche più moderne.

Non siamo solo chirurghi. Crediamo in un approccio globale che parte dalla prevenzione, passa per le terapie conservative quando possibile, e arriva alla chirurgia solo quando davvero necessaria.

Il team di SmartHallux si occupa di patologie come l’alluce valgo, il neuroma di Morton e altre deformità che causano dolori ai piedi. Fornendo supporto completo durante tutto il percorso terapeutico, SmartHallux può essere una scelta vincente per ottenere un trattamento efficace e mirato alle tue necessità, prenota ora la tua visita specialistica con il team di SmartHallux.

Domande che mi fate spesso

Dottore, se non faccio niente cosa succede?

L’artrosi è una malattia progressiva. Non curare l’osteoartrosi della caviglia significa accettare che il dolore e la rigidità peggiorino nel tempo. Nei casi più avanzati, può portare a limitazioni funzionali importanti che influenzano la qualità della vita. Prima si interviene, meglio è.

Quali sono davvero i primi sintomi dell’artrosi della caviglia?

I sintomi iniziali sono spesso sottili. Dolore dopo attività prolungate, rigidità mattutina che passa dopo qualche movimento, difficoltà su terreni irregolari. Il dolore tipicamente migliora con il riposo nei primi stadi, poi diventa più costante.

È vero che dipende tutto dall’età?

Non solo dall’età. Certo, l’usura della cartilagine aumenta con gli anni, ma ho visto ventenni con artrosi post-traumatica e settantenni con articolazioni perfette. Conta molto lo stile di vita, il peso corporeo, la genetica, i traumi precedenti. L’età è un fattore, non l’unico fattore.

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