Non tutti i dolori alla caviglia nascono da una distorsione o da un’infiammazione muscolare. A volte, la causa è meno visibile ma altrettanto importante: un problema ai nervi. Quando qualcosa va storto nel sistema nervoso periferico, la caviglia può iniziare a “parlare” in modi che spesso confondono: un formicolio che non passa, una scossa improvvisa, una perdita di forza o sensibilità.
Se ti riconosci in questi sintomi, potresti avere a che fare con una patologia dei nervi della caviglia. Conoscerne le cause, capirne il funzionamento e sapere a chi rivolgersi può davvero fare la differenza.
Il ruolo dei nervi nella caviglia: più importante di quanto immagini

Tre sono i nervi principali che attraversano la caviglia e che possono creare problemi: il nervo tibiale, il nervo peroneo e il nervo surale. Ognuno ha un compito preciso, che va dalla trasmissione della sensibilità alla pianta e al dorso del piede, fino al controllo di alcuni movimenti muscolari fondamentali per camminare in modo stabile e sicuro.
Quando uno di questi nervi si infiamma, viene compresso o lesionato, anche i gesti più semplici – come indossare una scarpa o salire una rampa di scale – possono diventare fastidiosi o dolorosi.
Come riconoscere un problema ai nervi?

I sintomi non sempre sono immediati o chiari. Spesso compaiono in modo sottile, si confondono con altri disturbi o vengono sottovalutati. Ma alcuni segnali dovrebbero far accendere una spia:
- Sensazioni di formicolio o “punture di spillo” alla caviglia o al piede.
- Dolore bruciante o irradiato, che aumenta con certi movimenti o posizioni.
- Intorpidimento o perdita di sensibilità in alcune zone.
- Debolezza muscolare, difficoltà nel sollevare il piede o nell’appoggiarlo correttamente.
- In certi casi, sensazione di instabilità o alterazione della camminata.
Non si tratta solo di fastidi. Ignorare questi sintomi può significare lasciare che un danno neurologico si consolidi e diventi più difficile da trattare.
Come si arriva a una diagnosi precisa?

Una visita specialistica è il primo passo. Lo specialista osserverà il tuo modo di camminare, valuterà la sensibilità cutanea e testerà la forza muscolare. A seconda dei sintomi, potrà prescrivere esami specifici come:
- Elettromiografia (EMG), che misura l’attività elettrica dei nervi e dei muscoli.
- Risonanza magnetica, utile per individuare compressioni nervose o danni strutturali.
- In alcuni casi, anche l’ecografia dinamica può aiutare a valutare i movimenti dei nervi sotto carico.
E il trattamento?

Nella maggior parte dei casi, si inizia con un approccio conservativo: fisioterapia mirata, farmaci antinfiammatori, l’uso di plantari o tutori personalizzati. Il trattamento mira a ridurre la pressione sul nervo e a migliorare la mobilità della caviglia senza ricorrere subito alla chirurgia.
Se però il disturbo è avanzato o non risponde alle terapie, si può valutare un intervento chirurgico per decomprimere il nervo o riparare i tessuti danneggiati. Grazie alle tecniche mini-invasive oggi disponibili, il recupero è spesso più rapido e meno doloroso di quanto si pensi.
E dopo l’intervento?

Il percorso di recupero è fondamentale per il buon esito. In fase post-operatoria, si lavora su tre fronti: mobilizzazione progressiva, esercizi di propriocezione (per riabituare il piede a percepire correttamente il suolo) e rafforzamento muscolare. Il tutto avviene sotto la guida di fisioterapisti esperti.
Prevenire è possibile?

Sì, soprattutto nei casi legati a microtraumi ripetuti o a calzature inadeguate. Indossare scarpe comode e adatte alla propria morfologia, alternare attività statica e movimento, e prestare attenzione a sintomi come formicolio o debolezza, può aiutare a intercettare i segnali in tempo.
SmartHallux: Quando rivolgersi a uno specialista

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