Ti è mai capitato di svegliarti al mattino e sentire quel dolore pungente al tallone? Come se qualcuno ti avesse messo un chiodo proprio lì dietro? Ecco, probabilmente hai fatto conoscenza con la tendinite del tendine d’Achille.
Nel mio studio vedo questa condizione praticamente ogni settimana. È una di quelle cose che, una volta che arriva, non puoi proprio ignorare. Il tendine d’Achille – quello che collega i muscoli del polpaccio al tallone – decide improvvisamente di fare i capricci, e credimi, quando lo fa, se ne accorge tutto il piede.
La cosa interessante è che spesso i pazienti arrivano da me convinti di avere una fascite plantare. “Dottore, ho questo dolore sotto il piede…” E invece no, il problema sta proprio lì dietro, in quel cordone che sembra una corda di chitarra troppo tirata.
Cos’è davvero questa tendinite?

Pensa al tendine d’Achille come al cavo più importante del tuo piede. È grosso, resistente, ma anche lui ha i suoi limiti. Quando lo sottoponiamo a troppo stress – magari perché abbiamo ripreso a correre dopo mesi di divano, o perché abbiamo cambiato improvvisamente le scarpe – questo tendine si infiamma.
L’infiammazione significa dolore. Significa che ogni passo diventa una piccola tortura, soprattutto al mattino quando il tendine è ancora “freddo” dalla notte. Ho pazienti che mi raccontano: “Dottore, i primi passi sono terribili, poi piano piano migliora un po’”. Esatto, è proprio così che funziona.
A volte il tendine non solo si infiamma, ma si ispessisce anche. Diventa come un gomitolo nodoso invece che una corda liscia. E quando tocchi quella zona… ahi. La sensibilità è alle stelle.
Perché succede? Le cause che vedo più spesso

Nel corso degli anni ho notato dei pattern ricorrenti. C’è il runner che ha esagerato con i chilometri. La signora che ha ripreso tennis dopo anni. Il signore che ha deciso di fare le scale di corsa per rimettersi in forma.
Spesso è una questione di “troppo e subito”. Il nostro corpo si adatta, ma ha bisogno di tempo. Se passi da zero a cento in poco tempo, qualcosa prima o poi protesta. E di solito è proprio il tendine d’Achille a farlo per primo.
Le scarpe sbagliate sono un altro grande classico. Scarpe troppo piatte, troppo rigide, o peggio ancora, scarpe vecchie che ormai non ammortizzano più niente. Il povero tendine si ritrova a fare un lavoro per cui non è equipaggiato.
L’età poi fa la sua parte. Non è che a quarant’anni diventi automaticamente fragile, ma diciamo che il tendine perde un po’ della sua elasticità giovanile. È normale, fa parte del gioco.
I sintomi che non mentono mai

“Dottore, fa male soprattutto al mattino.” Questa è la frase che sento più spesso. Il dolore classico della tendinite del tendine d’Achille è proprio quello: intenso quando ti alzi dal letto, che poi migliora un po’ durante la giornata, ma torna a farsi sentire dopo che sei stato seduto a lungo.
Alcuni pazienti mi descrivono una sensazione di rigidità, come se il tallone fosse “bloccato”. Altri parlano di un dolore che si irradia lungo tutto il polpaccio. E poi c’è chi sente proprio il tendine gonfio e caldo al tatto.
Una cosa importante: se premi sulla parte posteriore del tallone e fa male, probabilmente ci siamo. Se invece il dolore è più sotto la pianta del piede, allora potrebbe essere fascite plantare, che è tutta un’altra storia.
Come arrivo alla diagnosi

Quando un paziente entra nel mio studio con questi sintomi, la prima cosa che faccio è ascoltare. Racconto sempre che l’80% della diagnosi viene dalla storia che mi racconta il paziente.
Poi ovviamente guardo il piede. Controllo il tendine, vedo se è gonfio, se fa male quando lo tocco. Faccio fare qualche movimento semplice: “Provi a puntare il piede verso l’alto… e ora verso il basso.” Se grimaces quando punta verso l’alto, di solito ci siamo.
A volte serve un’ecografia per vedere meglio la situazione. L’ecografia è fantastica per questi casi perché ci fa vedere l’infiammazione, eventuali ispessimenti, piccole lesioni che dall’esterno non si vedono.
In casi particolari richiedo anche una risonanza, ma onestamente nella maggior parte dei casi non serve. L’ecografia ci dice già tutto quello che dobbiamo sapere.
I trattamenti che funzionano davvero

La prima cosa che dico sempre ai miei pazienti è: “Dobbiamo far riposare il tendine.” Lo so, sembra ovvio, ma spesso la gente pensa di poter continuare a fare tutto come prima. Non funziona così.
Il riposo non significa stare a letto per settimane, significa evitare le attività che scatenano il dolore. Se correre fa male, per un po’ non si corre. Punto. Il ghiaccio aiuta nei primi giorni, soprattutto se c’è gonfiore evidente.
Gli antinfiammatori possono dare sollievo, ma sono una soluzione temporanea. Il vero lavoro lo fanno gli esercizi di stretching e rinforzo. Esercizi specifici che insegno sempre ai miei pazienti: allungamenti del polpaccio, rinforzo eccentrico del tendine.
A volte utilizziamo le onde d’urto, una terapia che stimola la guarigione del tendine. Funziona bene, anche se bisogna avere un po’ di pazienza perché i risultati non sono immediati.
Le infiltrazioni? Le uso poco per il tendine d’Achille. Possono dare sollievo temporaneo, ma c’è il rischio di indebolire ulteriormente il tendine.
Quanto ci vuole per guarire?

Questa è sempre la domanda che mi fanno tutti. “Dottore, tra quanto torno a correre?” La risposta onesta è: dipende. Dipende da quanto è grave l’infiammazione, da quanto tempo c’è il problema, da quanto il paziente è collaborativo con gli esercizi.
In media, con un trattamento corretto, si inizia a stare meglio in 2-3 settimane. La guarigione completa può richiedere anche 2-3 mesi. Lo so, sembra tanto, ma il tendine d’Achille è un tessuto che guarisce lentamente.
Il segreto è non avere fretta. Ho visto troppe ricadute in pazienti che sono tornati troppo presto all’attività intensa.
Come prevenire il problema

La prevenzione parte dalle scarpe. Scarpe adeguate alla tua attività, cambiate quando si consumano, con un buon supporto dell’arco plantare.
Poi c’è il riscaldamento. Sempre. Prima di qualsiasi attività fisica, anche una semplice camminata veloce. Il tendine d’Achille ha bisogno di “scaldarsi” per funzionare bene.
Gli esercizi di stretching del polpaccio andrebbero fatti regolarmente, non solo quando fa male. Cinque minuti al giorno possono evitare settimane di dolore.
E se riprendi un’attività dopo un periodo di stop, fallo gradualmente. Il tuo corpo ha memoria, ma ha bisogno di tempo per riadattarsi.
SmartHallux: dove possiamo aiutarti

Il Dr. Luigi Manzi, che ha maturato esperienza specifica in questo campo, segue ogni paziente con un percorso personalizzato usando le tecniche più moderne, dalle onde d’urto alla fisioterapia mirata fino, quando necessario, alla chirurgia mini-invasiva.
Il team di SmartHallux si occupa di patologie come l’alluce valgo, il neuroma di Morton e altre deformità che causano dolori ai piedi. Fornendo supporto completo durante tutto il percorso terapeutico, SmartHallux può essere una scelta vincente per ottenere un trattamento efficace e mirato alle tue necessità, prenota ora la tua visita specialistica con il team di SmartHallux.
Domande frequenti
Ma è vero che può venire anche a chi non fa sport?
Assolutamente sì. L’ho vista in persone che fanno lavori in piedi tutto il giorno, in chi ha cambiato improvvisamente tipo di scarpe, anche in chi ha semplicemente camminato molto di più del solito durante le vacanze.
Se il dolore passa da solo, posso considerarmi guarito?
Non proprio. Il dolore che passa temporaneamente spesso torna, perché il problema di fondo non è stato risolto. È meglio fare una valutazione anche quando il dolore migliora.
Gli esercizi li devo fare per sempre?
Gli esercizi di mantenimento sì, dovrebbero diventare parte della routine. Come lavarsi i denti. Pochi minuti al giorno per evitare ricadute.



