Un dolore pungente sotto le dita del piede. Una sensazione di bruciore o formicolio che compare camminando, magari indossando scarpe strette. Se ti ritrovi in questa descrizione, potresti avere a che fare con un neuroma di Morton – una condizione comune ma spesso sottovalutata.
Capire cos’è, come si diagnostica (in particolare tramite ecografia al neuroma di Morton) e quali sono le opzioni di trattamento è il primo passo per tornare a camminare senza dolore.
Cos’è il neuroma di Morton?

Il neuroma di Morton è un ispessimento di un nervo tra le ossa metatarsali, di solito tra il terzo e il quarto dito. Questa compressione causa un’infiammazione cronica del nervo, che si traduce in dolore, bruciore, formicolio o una fastidiosa sensazione di “sassolino nella scarpa”.
Colpisce più frequentemente le donne, soprattutto tra i 40 e i 60 anni, e spesso è legato a calzature troppo strette, tacchi alti, piede piatto o sport che prevedono carichi ripetuti sull’avampiede.
Il ruolo dell’ecografia nella diagnosi

Quando si sospetta un neuroma di Morton, l’ecografia è uno degli esami più utili e accessibili per confermare il sospetto clinico. Permette di visualizzare direttamente l’ispessimento del nervo e misurarne le dimensioni, offrendo un’immagine in tempo reale e senza radiazioni.
Rispetto ad altri esami, come la risonanza magnetica (RM), l’ecografia è più rapida, meno costosa e spesso già sufficiente per impostare un trattamento. Tuttavia, in alcuni casi può non rilevare il neuroma se di piccole dimensioni o se la compressione è intermittente. Per questo motivo, la valutazione clinica resta sempre fondamentale.
Come si tratta il neuroma di Morton?

Il trattamento dipende dall’intensità dei sintomi. Nei casi più lievi o recenti si preferisce un approccio conservativo:
- utilizzo di plantari ortopedici con supporto metatarsale;
- calzature comode, con punta larga e suola ammortizzata;
- fisioterapia mirata a ridurre l’infiammazione e correggere l’appoggio;
- farmaci antinfiammatori o infiltrazioni locali di cortisone.
Quando i sintomi persistono o peggiorano, si può considerare l’intervento chirurgico. L’operazione consiste nella rimozione del neuroma, ed è generalmente eseguita in day hospital, con recupero rapido e buon esito clinico nella maggior parte dei casi.
E dopo l’intervento?

Il recupero dipende dalla procedura eseguita e dalle condizioni del paziente, ma in genere si cammina già dopo pochi giorni, con un ritorno graduale alle normali attività. In alcuni casi si consiglia un breve ciclo di fisioterapia post-operatoria per ottimizzare la guarigione e prevenire recidive.
Prevenzione: meglio agire prima

Non sempre si può evitare il neuroma di Morton, ma si può ridurre il rischio. Scegliere scarpe adatte – comode, larghe in punta, con plantare ergonomico – è il primo passo. Aggiungiamo poi il controllo del peso corporeo, l’attenzione alla postura, e l’abitudine a non trascurare dolori ricorrenti all’avampiede.
SmartHallux: Ascolta il tuo piede prima che sia il dolore a parlare

Il neuroma di Morton è risolvibile, ma solo se affrontato nel modo giusto e al momento giusto. Il Dr. Luigi Manzi, specialista in chirurgia del piede e della caviglia, può aiutarti a capire se il tuo dolore è davvero causato da un neuroma e guidarti nella scelta del trattamento più adatto.
Il team di SmartHallux si occupa di patologie come l’alluce valgo, il neuroma di Morton e altre deformità che causano dolori ai piedi. Fornendo supporto completo durante tutto il percorso terapeutico, SmartHallux può essere una scelta vincente per ottenere un trattamento efficace e mirato alle tue necessità, prenota ora la tua visita specialistica con il team di SmartHallux.
Domande frequenti
L’ecografia è sufficiente per la diagnosi?
Nella maggior parte dei casi sì. L’ecografia permette di identificare e localizzare il neuroma. In situazioni ambigue può essere associata a una risonanza magnetica.
Quanto dura il recupero dopo l’intervento?
Generalmente poche settimane per tornare alla vita quotidiana. Le attività sportive intense possono richiedere più tempo.
Si può evitare la chirurgia?
Sì, se si interviene precocemente. I trattamenti conservativi possono risolvere i sintomi nei casi lievi o moderati.




