Tecar per fascite plantare: funziona davvero?

dolore appena alzato

Ti è mai capitato di svegliarti la mattina e sentire una fitta lancinante al tallone quando appoggi il piede per terra? Ecco. Quello potrebbe essere il “benvenuto” della fascite plantare.

È un disturbo che vedo molto spesso nel mio studio. Pazienti che arrivano zoppicando, raccontandomi di questo dolore che li tormenta soprattutto nei primi passi del mattino. “Dottore, sembra di camminare sui chiodi”, mi dicono spesso.

La tecar per fascite plantare è diventata negli ultimi anni una delle terapie più richieste dai miei pazienti. Ma funziona davvero? Vediamo insieme cosa dice la mia esperienza.

Cos’è esattamente questa fascite plantare?

fasciotomia plantare

La fascite plantare è l’infiammazione di quella banda di tessuto che corre sotto il piede. Pensa alla fascia plantare come a un elastico teso che collega il tallone alle dita. Quando questo “elastico” si infiamma, ogni passo diventa un supplizio.

Non è solo una questione di età, anche se è vero che dopo i 40 anni diventa più frequente. Ho visto corridori trentenni soffrirne tremendamente. D’altronde, la fascia plantare sopporta tutto il peso del nostro corpo ad ogni passo. Immagina quanta tensione!

Le cause? Ce ne sono diverse, a dire il vero. Piedi piatti o troppo arcuati, scarpe inadatte, aumento di peso improvviso, troppo sport senza preparazione adeguata. L’altro giorno è venuto da me un paziente che aveva iniziato a correre senza alcun allenamento. Risultato? Fascite plantare in tre settimane.

Come riconosci se hai la fascite plantare

Dolore alla pianta del piede

Il sintomo principale è inequivocabile: dolore al tallone o lungo l’arco plantare. Ma non un dolore qualsiasi.

È un dolore che peggiora dopo il riposo. Ti alzi dal letto e i primi passi sono terribili. Poi, camminando, sembra migliorare un po’. Ma se stai fermo per un po’ e ricominci a camminare, eccolo di nuovo. È come se la fascia si “raffreddi” quando non la usi.

Molti pazienti mi descrivono anche una sensazione di rigidità al piede, come se fosse “ingessato” al risveglio. Altri parlano di un dolore che si irradia lungo tutto l’arco del piede.

Entra in scena la tecar: cos’è e come funziona

Tecar per fascite plantare

La tecarterapia per fascite plantare è una forma di diatermia. Semplificando al massimo: utilizza onde radio per creare calore profondo nei tessuti. Non è il calore superficiale di una borsa dell’acqua calda, ma qualcosa che arriva in profondità, dove serve.

Questo calore “da dentro” stimola la circolazione e favorisce i processi di guarigione naturali del corpo. È come dare una spinta ai meccanismi di riparazione che il nostro organismo ha già, ma che a volte hanno bisogno di un aiutino.

Durante il trattamento, il fisioterapista appoggia un elettrodo sulla zona da trattare. Non fa male, anzi. Molti pazienti mi dicono che è rilassante, sentono proprio il calore che si diffonde nel piede.

I vantaggi della tecar nella fascite plantare

Perché molti colleghi, me compreso, la consigliano? I benefici che ho osservato nei miei pazienti sono diversi.

Prima di tutto, riduce l’infiammazione. E quando l’infiammazione diminuisce, diminuisce anche il dolore. Ho visto pazienti che dopo poche sedute di tecarterapia fascite plantare riuscivano già ad alzarsi dal letto senza quella fitta devastante.

Poi c’è il miglioramento della vascolarizzazione. La fascia plantare, quando si infiamma, riceve meno sangue e quindi meno nutrienti per guarire. La tecar aiuta a “rimettere in moto” la circolazione locale.

Un altro aspetto interessante: accelera i tempi di guarigione. Una fascite plantare può durare mesi se trascurata. Con la tecar, insieme ad altri accorgimenti, i tempi spesso si accorciano notevolmente.

Quando funziona meglio (e quando meno)

La tecar per fascite plantare non è una bacchetta magica. Funziona meglio in alcune situazioni specifiche.

È particolarmente efficace nelle fasi acute, quando l’infiammazione è importante. Ho visto risultati ottimi anche in pazienti con fascite cronica che non rispondeva ad altri trattamenti conservativi.

Funziona molto bene se abbinata ad un programma di stretching specifico e all’uso di plantari adeguati. La tecar da sola, senza correggere le cause che hanno scatenato la fascite, rischia di dare benefici solo temporanei.

Quando potrebbe non essere la scelta migliore? Se c’è uno sperone calcaneare molto importante che causa un conflitto meccanico continuo. O se la fascite è associata a problemi sistemici che richiedono un approccio diverso.

Come si svolge una seduta di tecar

Una seduta tipo dura circa 20-25 minuti. Il paziente è comodamente sdraiato, il fisioterapista prepara la zona da trattare e inizia il trattamento.

Si avverte subito il calore che si diffonde in profondità. “È strano, dottore, sento il calore che arriva fin dentro il piede”, mi ha detto un paziente la settimana scorsa. Esatto, è proprio quello l’effetto che vogliamo ottenere.

Di solito consiglio un ciclo di 8-10 sedute, con frequenza di 2-3 volte a settimana. Dipende molto dalla gravità del caso e dalla risposta individuale. Alcuni pazienti vedono miglioramenti già dalla terza seduta, altri hanno bisogno di più tempo.

Controindicazioni? Poche, ma ci sono. Non si può fare in gravidanza, in presenza di pacemaker, o se ci sono tumori nella zona da trattare. Per questo è sempre importante una valutazione medica preliminare.

Quanto costa e dove si può fare

Il costo per una seduta di tecarterapia per fascite plantare varia molto. In media si va dai 40 ai 80 euro a seduta, a seconda della zona e del centro dove la fai. Un ciclo completo può costare quindi dai 300 ai 600 euro.

Purtroppo il Servizio Sanitario Nazionale non la rimborsa sempre, dipende dalle Regioni e dalle specifiche situazioni. Alcuni centri convenzionati la offrono, ma spesso ci sono liste di attesa lunghe.

Le alternative alla tecar

trattamento onde d'urto

Se la tecar non fosse un’opzione, ci sono altre strade. Le onde d’urto sono molto efficaci, soprattutto nelle fasciti croniche. La laser terapia ha anch’essa buoni risultati.

Non dimentichiamo mai l’importanza degli esercizi di stretching specifici per il polpaccio e per la fascia plantare. Plantari su misura possono fare la differenza, soprattutto se c’è un problema biomeccanico di base.

Nelle forme più resistenti, a volte consideriamo infiltrazioni di acido ialuronico o, raramente, interventi chirurgici. Ma sono opzioni che valuto solo quando tutto il resto non ha funzionato.

SmartHallux: dove possiamo aiutarti

chirurghi

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Domande che mi fate spesso

Dottore, dopo quante sedute vedrò i risultati?

Dipende molto dalla situazione di partenza. In media, dopo 4-5 sedute si iniziano a vedere i primi miglioramenti. Ma ho pazienti che mi hanno detto di stare meglio già dopo la seconda seduta.

È vero che la tecar può bruciare?

Se fatta male, sì. Per questo è importante rivolgersi a personale qualificato. Il paziente deve sentire calore, mai dolore o bruciore. Se succede, bisogna subito diminuire l’intensità.

Posso farla insieme ad altre terapie?

Assolutamente sì. Anzi, spesso è più efficace se abbinata a stretching, plantari e modifiche dello stile di vita. La tecar è un tassello di un puzzle più grande.

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