Come eliminare la spina calcaneare: quello che devi sapere

Spina calcaneare

Ti alzi al mattino e appoggi il piede per terra. Ahi! Quella fitta al tallone che ti fa sobbalzare. Conosco quella sensazione. L’ho vista in tantissimi pazienti che arrivano nel mio studio zoppicando leggermente, con quella faccia di chi ha già provato di tutto ma il dolore continua a tormentarli.

La spina calcaneare è una di quelle condizioni che può davvero rovinare la giornata. E non solo la mattina – anche dopo essere stati seduti a lungo, o peggio ancora dopo una camminata che doveva essere rilassante. Ma la buona notizia? Si può curare. Ecco, oggi ti spiego come eliminare la spina calcaneare in modo efficace.

Cos’è davvero questa famosa spina calcaneare

Come eliminare la spina calcaneare

Allora, facciamo chiarezza. La spina calcaneare non è proprio una “spina” come te l’immagini. È più come una piccola protrusione ossea che si forma sotto il tallone, proprio dove si attacca la fascia plantare (quella banda di tessuto fibroso che corre sotto il piede).

Pensa alla fascia plantare come a un arco teso. Quando questo arco subisce troppe tensioni per troppo tempo, il punto dove si attacca all’osso del tallone inizia a “reagire”. Il corpo, nel suo tentativo di rinforzare quella zona, deposita calcio formando questa piccola escrescenza ossea.

È interessante perché spesso i pazienti mi dicono: “Dottore, sento proprio la spina che mi punge!” In realtà, il dolore non viene tanto dalla spina in sé, quanto dall’infiammazione dei tessuti molli circostanti. La fascite plantare, per intenderci.

Perché viene la spina calcaneare

dolore al tendine

Le cause sono diverse, e spesso si sommano tra loro. Vediamo le principali.

L’età gioca il suo ruolo – dopo i 40 anni è più frequente. I tessuti perdono elasticità, la fascia plantare diventa meno flessibile. Poi c’è il peso corporeo: ogni chilo in più moltiplica il carico sui piedi. Ho visto tanti pazienti migliorare drasticamente solo perdendo qualche chilo.

Le scarpe sbagliate sono un disastro. Quelle completamente piatte, senza supporto dell’arco plantare, costringono la fascia a lavorare il doppio. Ma anche i tacchi alti fanno danni – accorciano il tendine d’Achille e quando poi si camminano scalzi o con scarpe basse, tutto si tira di più.

L’attività sportiva intensa, soprattutto la corsa su superfici dure, può essere scatenante. Non sto dicendo di smettere di correre, assolutamente! Ma bisogna farlo in modo intelligente. E poi ci sono i piedi con conformazioni particolari: piede piatto, piede cavo, problemi di pronazione eccessiva.

I sintomi che non puoi ignorare

dolore appena alzato

Il dolore al mattino è il segnale più tipico. Quel primo passo che fa male da morire. I pazienti me lo descrivono come “una coltellata”, “come camminare sui chiodi”. Poi, dopo qualche passo, migliora un po’ perché i tessuti si “scaldano”.

Ma non finisce lì. Il dolore può tornare dopo essere stati seduti a lungo – quello che chiamiamo “dolore post-statico”. Ti alzi dalla scrivania e zac, di nuovo quella fitta. Anche dopo l’attività fisica il tallone può protestare.

A volte il dolore si irradia lungo tutta la pianta del piede. Alcuni pazienti sentono anche rigidità e sensibilità al tatto nella zona del tallone.

Come faccio la diagnosi in studio

Diagnosi piede cavo

Quando un paziente viene da me per dolore al tallone, prima ascolto la sua storia. Quando fa più male? Come è iniziato? Che scarpe usa? Fa sport?

Poi passo all’esame clinico. Palpo il tallone per identificare esattamente dove fa male. Faccio dei test specifici per la fascia plantare – stretching passivo delle dita che riproduce il dolore. Controllo anche la flessibilità della caviglia e del tendine d’Achille.

La radiografia conferma la presenza della spina calcaneare, ma attenzione: non sempre c’è correlazione diretta tra dimensione della spina e intensità del dolore. Ho visto spine enormi che danno poco fastidio e spine piccoline che fanno un male cane. Questo perché, come dicevo, il problema principale è spesso l’infiammazione dei tessuti molli.

In casi particolari posso richiedere un’ecografia per valutare lo stato della fascia plantare, o una risonanza magnetica se sospetto altre problematiche.

Come curare spina calcaneare: i trattamenti disponibili

terapie farmacologiche

Partiamo dai rimedi conservativi, che funzionano nella stragrande maggioranza dei casi. Il primo step è sempre la terapia antinfiammatoria e il riposo relativo. Non significa stare fermi completamente, ma evitare le attività che scatenano il dolore.

Il ghiaccio è fantastico nelle fasi acute. Quindici-venti minuti, più volte al giorno. Io consiglio spesso di congelare una bottiglia d’acqua e farla rotolare sotto il piede – è antinfiammatorio e massaggio insieme.

Gli stretching sono fondamentali per come curare la spina calcarea. Stretching della fascia plantare, del polpaccio, del tendine d’Achille. Li faccio vedere sempre ai pazienti perché la tecnica deve essere corretta. Non servono stiramenti dolorosi, anzi.

Le ortesi plantari su misura fanno la differenza. Supportano l’arco plantare e redistributiscono i carichi. Ne ho visti di tutti i tipi nel corso degli anni, e posso dire che quelli personalizzati sono decisamente più efficaci di quelli standard del supermercato.

Le onde d’urto sono un’opzione molto interessante per i casi resistenti. Stimolano la guarigione dei tessuti e riducono l’infiammazione. Richiedono diverse sedute ma i risultati spesso sono ottimi.

Per i casi più ostinati, le infiltrazioni di cortisone possono dare sollievo, anche se preferisco sempre tentare prima con le terapie conservative. L’intervento chirurgico? È davvero l’ultima spiaggia, riservato ai casi che non rispondono a nulla dopo almeno 6-12 mesi di terapie.

Quanto tempo ci vuole per guarire

Questa è sempre la domanda che mi fanno tutti. Dipende. Davvero, dipende da tanti fattori.

Nei casi lievi, con la terapia giusta, si può vedere un miglioramento già in 2-3 settimane. Per altri serve più tempo – anche alcuni mesi. La cosa importante è non mollare e seguire scrupolosamente il programma terapeutico.

Ho pazienti che dopo anni di dolore sono tornati a correre maratone. Altri che hanno risolto semplicemente cambiando scarpe e facendo stretching. Ogni caso è una storia a sé.

Prevenzione: meglio che curare

cambiare scarpe

Indossare scarpe adeguate è fondamentale. Con un minimo di supporto plantare, né troppo piatte né con tacchi eccessivi. Se fai sport, investi in calzature specifiche di buona qualità.

Mantieni il peso forma. Lo so, è facile a dirsi, ma ogni chilo conta quando si parla di piedi. Fai stretching regolare, soprattutto se stai molto seduto o se fai lavori che richiedono di stare in piedi a lungo.

E ascolta il tuo corpo. Quel dolorino al tallone che “tanto passerà da solo”? Meglio controllarlo subito, prima che diventi un problema serio.

SmartHallux: dove possiamo aiutarti

chirurghi

Qui a SmartHallux ci occupiamo specificamente di chirurgia del piede e della caviglia. Il Dr. Luigi Manzi, che ha maturato esperienza specifica in questo campo, segue ogni paziente con un percorso personalizzato usando le tecniche più moderne.

Il team di SmartHallux si occupa di patologie come l’alluce valgo, il neuroma di Morton e altre deformità che causano dolori ai piedi. Fornendo supporto completo durante tutto il percorso terapeutico, SmartHallux può essere una scelta vincente per ottenere un trattamento efficace e mirato alle tue necessità, prenota ora la tua visita specialistica con il team di SmartHallux.

Domande che mi fate spesso

La spina calcaneare può tornare dopo essere stata curata?

Può succedere se non si eliminano le cause che l’hanno provocata inizialmente. Per questo è importante lavorare sulla prevenzione – scarpe giuste, stretching, controllo del peso. La recidiva non è frequente se si seguono le indicazioni.

Devo per forza operarmi se ho la spina calcaneare?

Assolutamente no. La chirurgia è necessaria solo in una piccolissima percentuale di casi – quelli che non rispondono a nessuna terapia conservativa dopo almeno 6-12 mesi. La stragrande maggioranza dei pazienti guarisce senza bisturi.

È vero che gli anti-infiammatori fanno male se li prendo a lungo?

Gli anti-infiammatori orali, se presi per lunghi periodi, possono avere effetti collaterali soprattutto a livello gastrico. Per questo preferisco sempre abbinarli a terapie fisiche e stretching, per ridurre al minimo i tempi di assunzione.

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